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Inquadramento normativo
La concentrazione media di gas Radon in Italia
Organismi internazionali, quali l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS – WHO) e l'International Commission for Radiological Protection (ICRP), hanno prodotto negli anni diversi documenti e raccomandazioni che forniscono indicazioni, metodologie e livelli di riferimento per affrontare la problematica del radon indoor, sia per esposizioni residenziali che per esposizioni lavorative.
Un riferimento importante in Europa è costituito dalla raccomandazione della Comunità Europea 90/143/Euratom, che indica il valore di concentrazione media annua in aria oltre cui intraprendere azioni di risanamento per le abitazioni esistenti - pari a 400 Bq/m3 - e l'obiettivo a cui tendere per le nuove edificazioni pari a 200 Bq/m3; inoltre il testo della prossima direttiva 2013/59/EURATOM in corso di adozione da parte dell'Unione Europea prevede invece livelli di riferimento per gli edifici con accesso al pubblico uguali a quelli delle abitazioni, ovvero 200 Bq/m3 per edifici futuri e 300 Bq m3 per edifici esistenti.

In Italia, dall'anno 2000, sono previste norme specifiche per la tutela dei lavoratori e della popolazione dall'esposizione al radon negli ambienti di lavoro. Il D. Lgs 230/95 ha infatti introdotto la valutazione e il controllo dei livelli di esposizione dei lavoratori alla radioattività naturale, individuando alcune tipologie di luoghi di lavoro quali catacombe, tunnel e tutti i luoghi di lavoro sotterranei, nei quali i datori di lavoro hanno l’obbligo di effettuare misure e valutazioni. Il livello di riferimento, espresso come concentrazione media annua di radon in aria, corrisponde a 500 Bq/m3, oltre il quale il datore di lavoro deve intervenire con più approfondite valutazioni, anche in relazione ai tempi di permanenza dei lavoratori nei locali indagati, ed eventualmente con azioni di bonifica.

Si rammenta che già nel 1991 la Regione Lombardia aveva emanato la circolare n. 103/SAN, che anticipava alcune misure di prevenzione e di cautela nei confronti della esposizione a radon negli ambienti di lavoro interrati e seminterrati. Il Decreto citato attribuisce anche compiti alle regioni e province autonome di Trento e Bolzano che devono eseguire una mappatura del territorio e individuare le zone in cui la presenza di radon indoor è più rilevante.

Le Regioni si sono attivate con campagne di misura nei rispettivi territori e nel 2003 hanno prodotto un documento sulle misure di radon nei luoghi di lavoro sotterranei, che tuttora rappresenta un punto di riferimento per i soggetti interessati (cfr. Linee guida “Indicazioni sulla realizzazione di misurazioni di concentrazione di gas radon in ambiente chiuso, al fine della tutela della salute” U.O. Fisica e T.A. PMIP USSL 75/III Milano 14/6/1991; “Linee-guida per le misure di concentrazione di radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei” emanate dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome – febbraio 2003).

In ultimo la Regione Lombardia, con la D.R. 12.678 del 21.12.2011, ha recentemente pubblicato il documento “Linee guida per la prevenzione delle esposizioni al gas Radon in ambiente indoor”; queste linee guida intendono rappresentare uno strumento operativo per i Comuni, per i progettisti e per i costruttori di edifici e mirano a fornire indicazioni e suggerimenti riguardanti la realizzazione di nuovi edifici radon-resistenti e le azioni per ridurre l'esposizione al gas radon nel caso di edifici esistenti, anche in sinergia con gli interventi finalizzati al risparmio energetico.

Le evidenze scientifiche rilevano l’opportunità di intervenire sin dalla progettazione dell'edificio, attraverso sistemi che prevedano la riduzione sia dell’ingresso del gas radon nell'abitazione che la sua concentrazione negli ambienti chiusi al fine di contenere l’esposizione dei suoi abitanti al gas. Tali interventi possono essere anche realizzati durante interventi di manutenzione straordinaria che prevedano il coinvolgimento dell’interfaccia suolo-edificio.